ANOTHER DEAD- END SUMMIT

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Marked by the EU-US divide over the best way out of the crisis, the Toronto G20 spurned Europe’s proposals to tax banks and regulate markets. The only consensus reached was on deficit reduction – an objective championed by the EU 27.

"A summit that could just as well not have been held”: Dziennik Gazeta Prawna’s verdict on last weekend’s G20 is final. "In Toronto, the G20 leaders didn’t solve a single economic problem,” adds the Polish daily. “The world’s most influential politicians were unable to agree on anything tangible,” particularly “on the principle of a global bank levy or on the instruments to bolster bank capital”.

"Four summits later [since the 2008 G20 in Washington DC], after thousands of business failures, millions of lost jobs and billions spent on bailouts, we’re still in the same spot,” echoes El Mundo. Its opposite number El País finds "the outcome of the summit not encouraging” because “there was no agreement on the urgent need to coordinate the 20 participating countries’ economic policies”.

Industrialised countries don't listen to emerging ones

Likewise, Libération pronounced “the ‘Gs’ at a standstill”: "The Huntsville G8 and Toronto G20 displayed more differences of opinion than progress in getting out of the crisis. The idea of a bank levy or international financial tax has been shelved indefinitely, and everyone pledged to cut deficits, to be sure, but on their own terms.”

The Frankfurter Allgemeine Zeitung, which advocates liberalising international trade as the crisis remedy, says the G8 and last weekend’s G20 once again proved how ineffectual summits are: "The fact that certain industrialised countries are incapable of listening to emerging countries’ wishes and opinions jeopardises the future of the G20," writes the FAZ, particularly in view of the EU’s attempt to tax financial transactions in the face of opposition from emerging countries that were spared by the crisis.

G20 - every man for himself

"Their pique should induce Europeans to wonder whether such taxes make any sense and give up on them,” the German daily opines. "If the point of the G20 is to sign off on European ideas, we might as well give it up. And if the G20 is to become a serious international economic forum, it would be a pipedream to imagine that European notions are the measure of all things,” winds up the FAZ editorial.

"The G20 has ushered in the return of ‘every man for himself’,” bemoans Le Figaro. "The attempt to define a consensus-based economic policy to get out of the crisis proved abortive. Between Germany obsessed with cutting deficits [...], the US fretful about hamstringing growth by excessive austerity and France halfway between the two, a common guideline is nowhere in sight. The G20, which was created at the peak of financial turmoil, has proved its utility in times of crisis. But the meeting in Toronto also bared its limitations. Global economic governance of one sort or another, which is already so hard to hammer out at European level, is not about to be put in place overnight.”

Germany exports austerity doctrine worldwide
In fact, explains the Tageszeitung, "The disagreements within the G8 and G20 now force [the conferees] to refocus on matters that can really be changed: for Europeans today, that means Europe." So, concludes the TAZ, "The best news from this summit is that Merkel and Sarkozy seemed determined to tax financial transactions in Europe – or in the eurozone if London holds out.”

In spite of all, notes EUobserver, "the statement on halving public deficits by 2013 was hailed as a victory for European politicians". "By setting that target, the G20 came to a close under the banner of German-brand rigour,” remarks La Repubblica.  "The match played out” in Canada “was not Germany vs US”, even if “Angela Merkel might give the impression she won the day”, explains the Italian daily: "After having foisted its doctrine on Europe, Germany is now exporting it worldwide. Barack Obama, the last of the Keynesian leaders, seems to be beating a retreat: he did not convince Berlin of the benefits of states’ spending their way to growth. But appearances are deceiving, and Merkel’s triumph will soon prove a Pyrrhic victory. It serves to assuage the anxiety of the German public,” which favours fiscal rigour, and “accelerate the marginalisation of Europe” by shifting even faster “the geometries of power towards the new dynamics between America, China, India, Brazil and Russia".

 

Versione italiana: Un altro inutile summit

Segnato dalle divergenze tra Stati Uniti ed Europa sulla crisi, il G20 ha respinto le proposte Ue sulla regolazione dei mercati e la tassa sulle banche. Un risultato scoraggiante, commenta la stampa europea.

“Un summit che avremmo potuto benissimo risparmiarci”: il giudizio di Dziennik Gazeta Prawna sul G20 appena concluso è senza appello. “A Toronto i leader del G20 non hanno trovato una soluzione a nessun problema economico”, rincara il quotidiano polacco, secondo il quale “i politici più influenti non sono riusciti ad accordarsi su nulla di tangibile”. Il vertice, insomma, non ha dato risultati concreti “né per ciò che riguarda l’adozione di una tassa bancaria globale, né sugli strumenti atti a rafforzare il capitale delle banche”. 

El Mundo concorda: “A distanza di quattro summit dal G20 di Washington del 2008, dopo migliaia di fallimenti, milioni di posti di lavoro perduti, miliardi di euro sprecati per piani di salvataggio in extremis, ci ritroviamo sempre allo stesso punto”. Per El País “il risultato del summit non è incoraggiante, perché il necessario coordinamento delle politiche economiche dei venti paesi partecipanti non è stata approvata”.

Anche Libération ritiene che “I ‘G’ siano a un punto morto: più che illustrare le vie d'uscita dalla crisi, il G8 di Huntsville e il G20 di Toronto hanno sottolineato le divergenze. L’idea di una tassa bancaria o finanziaria internazionale è stata rinviata alle calende greche e tutti si sono impegnati a ridurre i deficit, ma con modalità distinte per ogni paese”.

Per la Frankfurter Allgmeine Zeitung l’uscita dalla crisi passa attraverso la liberalizzazione del commercio internazionale, e il G8 e il G20 hanno dimostrato una volta di più la loro inadeguatezza: “Il fatto che alcuni paesi industrializzati siano incapaci di dare ascolto alle ambizioni e alle opinioni dei paesi emergenti è pericoloso per l’avvenire del G20”, scrive la Faz a proposito della tassa sulle operazioni finanziarie che i paesi emergenti risparmiati dalla crisi non hanno voluto. “La loro irritazione dovrebbe convincere gli europei a interrogarsi sul significato di tali tasse e rinunciarvi”, scrive il quotidiano tedesco. “Se l’interesse del G20 è quello di approvare le idee europee, tanto vale rinunciarvi. E se anche il G20 dovesse diventare un vero forum internazionale, sarebbe irrealistico pensare che le idee europee siano la misura di tutto”.

Secondo Le Figaro “il G20 ha sancito il ritorno alla politica dell’ ‘ognun per sé’. La definizione di una politica economica consensuale per uscire dalla crisi non ha trovato sostegno. Tra una Germania ossessionata dalla riduzione del deficit, gli Stati Uniti preoccupati di non imbrigliare la crescita tramite un’austerity eccessiva e una Francia a metà strada tra le due si cerca invano una linea direttrice comune. Creato all’apice della tempesta finanziaria, il G20 ha dimostrato tutta la propria utilità in tempi di crisi. Ma il summit di Toronto ne ha dimostrato tutti i limiti. La creazione di una sorta di governo economico mondiale, già così difficile da sviluppare a livello europeo, non è dietro l’angolo”.

“Le divergenze in seno al G8 e al G20 riportano l'attenzione sulle questioni su cui è davvero possibile una svolta: per gli europei oggi ciò significa l’Europa”, spiega la Tageszeitung. “Che Merkel e Sarkozy sembrino determinati a introdurre la tassa sulle transazioni finanziarie in Europa – o nella zona euro, se Londra non cede – rappresenta la notizia migliore di questo summit”.
 
EUobserver nota che “la dichiarazione sulla riduzione dei deficit pubblici del 50 per cento da qui al 2013 è stata accolta come una vittoria dei politici europei”. “Adottando questo obiettivo, il G20 si è concluso all’insegna del rigorismo di impronta tedesca”, commenta Federico Rampini su La Repubblica. In Canada non si è svolto un “match Germania-Stati Uniti, anche se Angela Merkel può dare l’impressione di aver fatto segnare un punto al suo rigorismo” spiega Rampini. “Dopo aver piegato l’Europa, la Germania ha esportato la propria dottrina a livello mondiale. Barack Obama, ultimo dei leader keynesiani, sembra battere in ritirata: non è riuscito a convincere Berlino dei vantaggi di un aiuto pubblico alla crescita. Ma le apparenze ingannano e quella della Merkel si rivelerà ben presto una vittoria di Pirro, che serve soltanto a placare le angosce dell’opinione pubblica tedesca”, favorevole al rigore di bilancio, accelerando la disaffezione dell’America verso l’Europa, e spostando ancor più rapidamente “le geometrie del potere verso nuove dinamiche tra America, Cina, India, Brasile e Russia”. ( Fonte: presseurop.eu- Traduzione di Anna Bissanti)

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