SPAGNA: L'ARIZONA DELL'EUROPA

Pubblicato il da inglesesenzasforzo.over-blog.it

Le nuove norme contro l'immigrazione adottate da Phoenix hanno scandalizzato mezzo mondo. L'atteggiamento di Madrid però non è troppo diverso, soprattutto da quando la recessione ha cambiato il clima nel paese.

 

Il mese scorso lo stato dell'Arizona ha approvato una legge che consente l'arresto di chi è sospettato di essere entrato clandestinamente negli Stati Uniti. Mezzo mondo ha gridato allo scandalo. Qui in Spagna, però, accade più o meno la stessa cosa. La polizia continua la sua caccia all'"uomo senza documenti", con imponenti retate che si succedono una dopo l'altra. Le cose vanno così da quando è arrivata la crisi e il paese del "diritti per tutti", per ordine del ministero dell'interno, ha fatto inversione di marcia sulla politica dell'integrazione. 

 

Le nuove espaldas mojadas (schiene bagnate) attraversano lo stretto di Gibilterra su imbarcazioni di fortuna come fosse il Rio Grande, o scavalcano le recinzioni degli aeroporti di Barajas ed El Prat per entrare direttamente a Madrid o Barcellona. Una volta arrivati in Spagna, però, si scontrano con la versione iberica del "sogno dell'Arizona": agenti di polizia li controllano continuamente nelle stazioni della metropolitana e passano la vita tra mense pubbliche, phone centre, ospedali e ong, mentre i poliziotti li fermano a ogni angolo di strada solo per i loro tratti somatici. Avallando questa nuova politica il governo si è attirato gli strali delle associazioni di immigrati e della sinistra, ma anche della polizia, dei giuristi, dei ricercatori e professori universitari e perfino di alcuni politici del Partito popolare. Se poi si pensa che negli ultimi anni c'è stato un inasprimento di atteggiamenti e sanzioni nei confronti degli immigrati, si può avere un'idea del clima di sospetto generale. A complicare tutto ci sono anche la crisi, le elezioni municipali e regionali in programma nel 2011 e l'influenza degli altri stati europei.

 

L'Osservatorio su razzismo e xenofobia (Oberaxe), dipendente dal ministero del lavoro e dell'immigrazione, sosteneva già in uno studio pubblicato qualche mese fa che la crisi ha provocato un "un aumento del rifiuto" nei confronti degli stranieri. Anche la Fundación Ideas, legata al Partito socialista operaio (Psoe) di Zapatero, ha pubblicato recentemente un documento in cui invita il paese a "stare all'erta" di fronte alle discriminazioni, e ad "agire prima che sia troppo tardi".

Il problema di fondo sollevato dal rifiuto di concedere la residenza agli immigrati irregolari da parte del municipio di Vic – Guidato da Convergenza e unione (CiU), Sinistra repubblicana di Catalogna (Erc) e Partito socialista di Catalogna (Psc) – impone una riflessione seria, soprattutto perchè e stato recepito positivamente dal mondo politico e dalla società spagnola", insiste la Fundación Ideas. Come se non bastasse, lo studio Giovani e immigrazione realizzato nel 2008 dall'Injuve (organismo dipendente dal ministero delle pari opportunità), ha rivelato che il 14 per cento dei giovani spagnoli è disposto a votare un partito razzista. Nel 2002 erano solo l'11 per cento.

Retorica e intolleranza

Bisogna dedurre che l'opinione pubblica è sempre più schierata contro gli immigrati? "Credo proprio di sì", risponde José Miguel Sánchez Tomás, professore di diritto penale all'università Juan Carlos di Madrid. "Quando la situazione economica è favorevole ci prende la febbre della solidarietà, ma le cose cambiano quando ci si trova in concorrenza per i posti di lavoro". Sánchez Tomás, membro del gruppo Inmigrapenal, riscontra "un'impennata della xenofobia nell'amministrazione pubblica". Nemmeno i rappresentanti delle forze dell'ordine negano. "Situazioni come Vic e Llavaneres (dove la polizia comunale vaglierà la situazione di tutti gli immigranti attraverso i registri di residenza) stanno alimentando il razzismo verso gli stranieri", sostiene José María Benito, portavoce del Sindacato unificato di polizia (Sup), che ha denunciato le frequentissime retate degli ultimi tempi. Le retate però continuano e "siamo obbligati ad effettuarle", spiega Benito, "anche se adesso i capi non lo comunicano per iscritto ma solo attraverso ordini verbali".

 

Sebastian Rinken, ricercatore del Consiglio superiore di ricerca scientifica (Csic), è convinto che "la frequenza di atti discriminatori stia aumentando" e nel frattempo "si fanno passare come dibattiti pubblici discussioni semplicistiche che hanno come unico scopo la strumentalizzazione della tensione in corso per fini elettorali". Rinken, che è anche direttore tecnico dell'Osservatorio permanente andaluso per le migrazioni, considera le retate contro i sans papiers "palliativi per cercare di recuperare rapidamente il consenso dei cittadini disillusi". Il problema, aggiunge il ricercatore  "è che non si cerca una soluzione efficace. Come se dire 'già è tanto che facciamo qualcosa' sia sufficiente".

"In Spagna non esiste una politica chiara sull'immigrazione", conclude Pablo Vázquez, presidente della Fondazione di studi di economia applicata (Fedea). "Il governo ha fatto la faccia dura con l'arrivo della crisi, ma nessuno si preoccupa di dire quanti stranieri sono tollerati e in che modo vogliamo che si comportino gli immigrati". Vázquez è convinto, come molti altri, che gli stessi stranieri indesiderati che oggi fanno da capro espiatorio in tempo di crisi "sono fondamentali per la ripresa economica e lo saranno anche in futuro". Sempre che il "modello Arizona", nel frattempo, non se li porti via tutti.

 

Versione inglese: Spain, the new Arizona

 

Arizona’s tough new law on illegal aliens is making headlines, but mass arrests of suspected illegals are increasingly the order of the day in Spain, especially in the current recession.

 

Half the world is up in arms about Arizona’s new law allowing police to detain anyone even suspected of being an illegal alien on US soil. But the same thing is happening here in Spain. The police are on a crusade to catch undocumented immigrants, launching one massive raid after another in various Spanish cities. The dragnets have been roaming the country, by order of the interior ministry, ever since the recession set in and the nation of “papers for everyone” starting U-turning on immigration policy and public attitudes towards newcomers from overseas.

 

Nowadays, the “wetbacks” who take small boats across the “Rio Grande” of the Straits of Gibraltar or jump the barbed wire fence at Barajas or El Prat [Madrid and Barcelona airports, respectively] get treated to an Iberian brand of the Arizona dream: cops tracking them down in the metro, at international call shops, soup kitchens, schools, health care centres and NGOs, and taking them in solely on the basis of racial profiling. The government is facing opposition to this crusade not only from immigrants associations and social organisations, but also from the ranks of the police force itself, as well as lawyers, economists, researchers and academics, even members of the conservative People’s Party (PP). They all say the methods and attitudes have grown harsher over the past few years, amid a climate of mounting suspicion towards the immigrant population. This trend is largely due to the recession, the upcoming regional and municipal elections in 2011, and knock-on effects from our European neighbours.

Public opinion turning against immigrants

A couple of months ago the Racism and Xenophobia Observatory, a department of the Ministry of Labour and Immigration, put out a study warning that the recession is breeding a “mounting rejection” of foreigners. Likewise, the Fundación Ideas, affiliated with the Socialist Party (PSOE), recently said “we should be on the alert” for discriminatory attitudes and “take action before it is too late”. “The controversial decision of the Vic town council (in Catalonia, coalition between right-wing nationalists, socialists and left-wing separatists) to compile a register of illegal immigrants should be taken seriously, if only on account of the alarming amount of public support and even political backing for the proposal,” urges Fundación Ideas. Moreover, a 2008 study on “Youth and Immigration” by the Injuve Institute showed that 14% of teenagers would be inclined to vote for a racist party, as against 11% back in 2002.

 

Is public opinion increasingly turning against immigrants? “I think so,” says José Miguel Sánchez Tomás, a criminal law professor at Rey Juan Carlos University in Madrid. “In economic boom times we get swept up in a wave of solidarity, but things change when competition for jobs sets in.” Sánchez Tomás, a member of the Grupo Inmigrapenal association, detects “certain traces of xenophobia in the public administration”. Police officials don’t deny it, admitting that the controversial measures taken in Vic and Llavaneras (another Catalonian municipality) “are stirring up racism towards immigrants”. José María Benito, spokesman for the leading trade union (SUP) in the police force, which has denounced the large-scale raids, says, “We still have to carry them out. Though nowadays the police chiefs don’t put it in writing, the orders are issued orally.”

Immigrants are needed, now and in future

Sociologist Sebastian Rinken from the CSIC (a Spanish think tank) notes that “accusations of unequal treatment are spreading” and deplores the fact that “public debate nowadays often boils down to fairly simplistic arguments aimed at instrumentalising this perceived injustice for electioneering purposes”. Rinken regards these large-scale dragnets as “rapid and attention-grabbing ploys to appease the disenchanted”. “The point is not to take effective action, but to say, ‘Look, we are doing something.’ Though that’s not the right way to do it,” he adds.

 

“Spain has no clear-cut immigration policy,” concludes Pablo Vázquez, president of the Foundation for Studies in Applied Economics (Fedea). “The government has cracked down since the crisis, but nobody here is saying how many foreigners we want or on what terms we want them.” Like many others, Vázquez believes that the selfsame immigrants currently serving as the scapegoats of the recession “are needed, now and in future, for our economic recovery” – if, that is, the Arizona dragnet hasn’t whisked them away in the meantime. ( Autore: Olga R. Sanmartin- Fonte: " El Mundo" - presseuro.eu)