MONDIALI, L'OPPIO DEI POPOLI IN CRISI

Pubblicato il da inglesesenzasforzo.over-blog.it

La coppa del mondo di calcio è ben più che un evento sportivo: è ormai diventata un fenomeno sociale di massa capace di farci dimenticare i nostri problemi reali. Come accade alla Spagna, che nonostante tutto sogna la vittoria.

 

Quando va tutto male non ci resta che il calcio. Non esiste un altro spettacolo capace di suscitare in tutto il mondo una passione collettiva così straripante. Il segreto della seduzione di massa del calcio sta nel fatto che agisce sul piano emozionale, con un linguaggio capace di articolare sentimenti universali come la competitività, la sfida, l'appartenenza e l'identità tribale. Possiede la bellezza plastica dello sport, lo spirito morale della vittoria e la complessità mentale della strategia, e contemporaneamente si basa su un atto istintivo e naturale come dare calci a un oggetto che rotola.

Associato alla cultura popolare, all'industria dell'intrattenimento e al giro d'affari della pubblicità e del marketing, il calcio si è convertito in una metafora del mondo moderno superando uno dopo l'altro i pregiudizi politici e le reticenze culturali che lo affliggevano, come l'alienazione, la violenza e il machismo. Donne, politici e intellettuali si sono uniti a un popolo devoto e dalla spinta devastante. Il calcio è un fenomeno planetario, democratico e universalista. Un emblema inconfondibile della società globale.

Mentalità vincente

La coppa del mondo è il rito supremo della nuova religione. Il suo carattere di competizione tra paesi simbolizza la struttura identitaria e nazionale delle masse infondendola di un gigantesco interesse partecipativo e di un potente dinamismo sociale. Anche in una società in perpetuo conflitto di identità come quella spagnola, la partecipazione della Roja alla coppa fonde tra loro i particolarismi e cuce le divisioni sentimentali della nazione con un filo invisibile fatto di orgoglio collettivo. Gli ultimi risultati sportivi hanno spazzato via lo storico pessimismo della gente per sostituirlo con un'ondata di autostima.

Per la prima volta in molti anni, la nazionale spagnola gioca con uno stile proprio, che diventa l'emblema di un paese senza più complessi, con una nuova mentalità vincente che non ha altra controindicazione se non l'euforia. La Spagna è candidata al trionfo. Non è la favorita indiscussa, ma già l'aspirazione alla vittoria è di per sé un passo avanti decisivo. Perfino il governo, colpito duramente dalla crisi, si concede di sognare la vittoria e il balsamo di ottimismo sociologico che porterebbe. Non è una questione da poco: in un ambiente saturo di povertà e spaccature il calcio sovverte lo stato d'animo dominante, e con la sua trivialità solo apparente ci regala una reale speranza di vittoria. È come un bel sogno in un panorama devastato. E provate ancora a dire che è solo un gioco. ( Fonte: " ABC" / presseurop.eu)

 

Versione inglese: World Cup: The succour of soccer

When everything goes wrong, we’ve still got football. No other spectacle in the world can stir up as much collective passion, and of such a similar cast, all over the planet. The secret to its mass appeal lies in its ability to express universal emotions in a shared language: the competitive spirit and collective challenge, a sense of belonging and tribal identity. It has the brute physical beauty of sports, the moral spirit of overcoming obstacles and the mental complexity of strategy, though grounded in an act as instinctive and natural as kicking a rolling object.

Associated with popular culture, the entertainment industry and the marketing and advertising business, football has evolved into a metaphor for the modern world and has successively broken down every political prejudice and cultural reproof heaped upon it in the past: alienation, brutality, machismo and the like. Women, politicians and intellectuals have ended up joining the throng of those swept up in its inexorable whirlwind. Football is a democratic, universalist, worldwide phenomenon, an unrivalled emblem of global society.

A glimmer of hope in a desolate wasteland?

And the World Cup is the supreme rite of this new football religion. Its dimension of international competition reflects the identity structure of the national masses, imbuing it with tremendous participatory appeal and potent social dynamism. Even in a community like Spain caught up in constant identity conflicts, the participation of la Roja [the Spanish national team] serves to bridge particularisms and stitch up our frayed national sentiment with the invisible thread of collective pride. The recent winning streak has swept away our habitual historical pessimism in a groundswell of mounting self-esteem. For the first time in many years, the Spanish team is displaying a style of its own, an ability to surpass itself and triumphant determination. It epitomises a country shorn of its complexes, with a new winning spirit for everyone who is not averse to mass euphoria.

Spain is a contender, if not the frontrunner, in the event, but this aspiration in and of itself constitutes a quantum leap forwards. Even our crisis-stricken government is daydreaming about the soothing widespread optimism that a victory on the pitch would bring in train. And this is no trifling matter: in a despondent mood of impoverishment and bankruptcy, in this deteriorating and increasingly defeatist society, football is overturning the prevailing state of mind and, in its seeming triviality, holding out an objective prospect of victory, a glimmer of hope in a desolate wasteland. Who would have thought it’s just a game. ( Fonte: presseurop.eu)