IL ROMANZO DELL'EUROPA

Pubblicato il da inglesesenzasforzo.over-blog.it

Un tempo ogni paese europeo aveva la sua tradizione letteraria e i suoi luoghi comuni. Oggi invece le scuole nazionali si imitano a vicenda, e il miglior romanzo tedesco degli ultimi anni viene dalla Spagna.
Di Félix de Azúa

 

Ogni paese produce il proprio clima letterario. Difficile immaginare, anche se in realtà esistono, dei romanzi italiani immersi in una fitta coltre di tenebre. In qualunque romanzo italiano che si rispetti ci vogliono un sottofondo di mandolini, adolescenti mezzi nudi che corrono sulla spiaggia e l'oltraggio a una donna matura che ha conservato troppo a lungo la sua verginità. Un'Italia ghiacciata, tenebrosa, sferzata da una bora maligna interessa solo la scuola socialista milanese o qualche triestino ormai fuori moda.

La complessità socio-geografica della Francia, capace di accogliere tanto la povertà bretone che la ricchezza provenzale e la pomposa futilità parigina, deve presentare una componente stilistica di alto livello, deve mostrare che l'autore è intelligente o quanto meno ingegnoso, perché non vi alcun termine esatto per tradurre la parola "esprit". Altra condizione essenziale: per essere rispettato, l'autore deve necessariamente aver letto Barthes.

Al contrario, gli inglesi detestano svelarsi nei loro scritti ed è probabilmente per questa ragione che le loro autobiografie sono le più impudiche. Dopo tanti anni passati a nascondersi dietro uno stile sobrio, elegante, scettico, distaccato, arriva spesso un momento di liberazione memorabile. Ma quello che uno scrittore inglese teme di più è che lo si prenda per un intellettuale francese, razza per la quale prova ancora più avversione che per i rumorosi turisti meridionali. In un romanzo "à l'anglaise" si deve scoprire molto progressivamente che il personaggio, che aveva l'aria da imbecille, è in realtà l'unico intelligente, anche se alla fine della storia la nostra prima impressione non è cambiata.

Esiste ovviamente anche un romanzo russo, con personaggi che piangono calde lacrime mentre la madre cerca di coprirli con misero cappotto della seconda guerra mondiale per non farli morire di freddo nella neve, circondati di bottiglie di vodka vuote. Ma si tratta di un genere sempre meno alla moda, che sta cedendo il passo al romanzo di spionaggio popolato di agenti segreti al servizio di cinque paesi diversi (Stati Uniti, Cina, Italia, Russia e Panama), o su mafiosi georgiani che in realtà hanno il controllo della basilica di San Pietro in Vaticano, o ancora al romanzo dell'umorista al quale appare dio nelle sembianze di una renna con un cilindro sul capo. Tutto questo porta il romanzo russo ad assomigliare molto al romanzo nordamericano, ed è per questo motivo che non ne parleremo.

Ma il più integro è il romanzo tedesco - e visto il suo scarso contributo, non poteva essere diversamente. Al suo interno c'è un freddo che ghiaccia il sangue nelle vene e la bruma impedisce di vedere più lontano del proprio naso, ma è inutile dilungarsi troppo su questi aspetti. Il protagonista vive tra dei vicini che hanno l'aria di essere cordiali e noiosi, ma nel corso della storia appendiamo che uno costituisce una banda in stile Baader-Meinhof, un altro aveva in passato un'impresa di sapone ad Auschwitz e un altro ancora ha scritto una tesi di dottorato sulle basi matematiche sulla Sachertorte.

Una Schengen letteraria

Da due secoli i modelli europei continuano a seguire un loro corso e oggi non c'è più un solo inglese che scriva romanzi inglesi (al massimo scriverà romanzi italiani, come Martin Amis), mentre i russi vogliono scrivere romanzi inglesi, gli svedesi come gli svizzeri e così via. Tutti tranne i francesi, che continuano a scrivere romanzi francesi.

E in tutto ciò, qual è la posizione degli spagnoli? Nel romanzo spagnolo deve esserci un commissario di polizia che torna a casa gridando: "Sono uno schifoso franchista e mia moglie subirà delle violenze maschiliste!" O un maestro di un piccolo villaggio che discute con un ragazzo e gli dice: "Poiché sono un maestro repubblicano, ti mostrerò le virtù della democrazia e dell'umanesimo attraverso l'esempio delle farfalle". Questo modello è presente in diverse varianti: il commissario può essere un imprenditore neoconservatore del Partito popolare che di sera si traveste da vescovo africano, oppure il maestro può essere un transessuale di Cadice che salva un ragazzo dalle voglie perverse del curato. Un modello che oggi versa in condizioni di grave catatonia.

Bisogna però sottolineare che è proprio a causa della piattezza delle loro storie che gli scrittori spagnoli si sono specializzati nel romanzo estero e producono attualmente esempi sempre più riusciti di letteratura straniera. A tal punto che adesso sono gli scrittori inglesi che imitano perfettamente i romanzi inglesi scritti dagli spagnoli.

Potremmo continuare, ma preferiamo fermarci qui. In realtà tutto questo è una menzogna, un Mac Guffin, un furbo diversivo per attirare l'attenzione del lettore con espedienti a buon mercato, per portarlo alla parte più seria dell'articolo. Un articolo che vuole essere un elogio di quello che a mio parere è oggi il più interessante dei giovani scrittori. In effetti il nuovo libro di Patricio Pron, El comienzo de la primavera (Mondadori, 2009) è un vero capolavoro. Ho utilizzato un artificio macchinoso per elogiare questo romanzo denso e perfetto perché non voglio rovinarne la lettura e penso che il miglior riassunto sia quello di dire che si tratta di un romanzo tedesco nel senso più nobile del termine. Quello che nella tradizione spagnola è un hapax. Se accostassi il nome di Pron a quello del migliore Sebald, del primo Handke, di Bernhard o di Jelinek, non mi credereste, da ciò il tono disinvolto dell'articolo.

La storia raccontata da Pron è avvincente e presenta una trama molto ben costruita, nella quale un ispettore attraversa metà della Germania alla ricerca della sfuggente figura di un filosofo discepolo di Heidegger, fino a quando la caccia all'uomo si trasforma in una persecuzione del concetto stesso e scivoliamo insensibilmente dall'emozione alla riflessione, su quella sostanza fragile che ci permette di credere che siamo qualcosa e che gli altri possono arrivare a capirlo. Ma in fin dei conti siamo solo una vecchia fotografia di cui nessuno conserva il ricordo.

Non c'è piacere più grande che quello di salutare un giovane maestro e di dirgli: "Gloria a te! Adesso saremo noi ad ascoltare i tuoi insegnamenti". Poi verrà il piacere di impararli.

 

Versione inglese: Enter the Euronovel

 

Every country produces a literary atmosphere of its own. It’s hard to imagine – though such a thing does exist – an Italian novel drenched in rain and cloaked in deepest darkness: that would be an aberration. Any Italian novel worthy of the name has to have mandolins playing in the background, half-naked teenagers cavorting on the beach and, at the climax, the disgrace of a mature woman who has overzealously guarded her virginity. A cold, gloomy Italy whipped by sinister northern winds is confined to the Socialist Milanese school and some antiquated authors from Trieste.

The exhausting socio-geographical diversity of France, which is capable of accommodating Breton hardship, idleness in the Provence and pompous Parisian futility, does not impose a décor, but an insistence on formal refinement. The French novel has to have a high-brow stylistic component demonstrating with the utmost probity that the author is highly intelligent, or at least ingenious, since there is no way to translate the word esprit. The other conditio sine qua non for the author to command any respect is he has to have read Barthes.

Death in the snow surrounded vodka bottles
The English, on the contrary, hate revealing themselves in their writing, which is doubtless why English autobiographies are the most unseemly. After so many years of hiding behind the sceptical detachment of sober and elegant prose, comes a time for exuberant excess. What an English writer dreads most is to be taken for a French intellectual, a race to which he feels even more aversion, if at all possible, than to loud-mouthed southern tourists. In the English novel, it must gradually dawn on us that the character who seemed an imbecile is actually the only intelligent one – though the end of the story generally drags us back to our first impression.

Now there is no denying the existence of the Russian novel replete with a woefully weeping protagonist whose mother is trying desperately to cover him up with a threadbare overcoat from World War II to keep him from freezing to death in the snow (surrounded, of course, by empty vodka bottles). But this is an outmoded genre now giving way to novels about secret agents in the service of five countries (US, China, Italy, Russia and Panama), Georgian mafiosi who turn out to be the real owners of Saint Peter’s at the Vatican, or village comedians who have seen God in the guise of a reindeer wearing a top hat. Which renders the Russian novel virtually indistinguishable from its US counterpart, so we can skip that one.

Martin Amis writes Italian novels
The most absolute, however, the most solid – and how it could be otherwise given its meagre contribution to the genre ­– is the German novel. It’s so cold there your arteries freeze and the fog is so thick you can’t see past your frostbitten nose, but that goes without saying. The protagonist lives in the midst of seemingly dull, friendly neighbours, but as the plot thickens we find out that one of them is re-assembling the Baader-Meinhof Gang, another used to run the soap racket at Auschwitz, and yet another did his PhD on the mathematical foundations of the famous chocolate cake, the Sachertorte.

Over the past two centuries, European models for prose fiction have been fossilising with the humility of burnt coal, and at the moment there isn’t a single English writer writing English novels (they write Italian novels like those of Martin Amis), or a single Russian writer who isn’t hell bent on writing English novels, the Swedes write like the Swiss and so on and so forth. Everyone except the French, who are still writing French novels.

Spanish novel is so tiresome
And what about the Spanish? you’re probably asking. The fossilised Spanish novel has to have a police superintendent who comes home shouting: "I'm a Francoist pig and this very instant I’m going to subject my wife to gender-based violence!" Or a country schoolmaster telling an adorable little kid: “I’m a republican schoolteacher, so I’m going to show you the virtues of democracy and humanism using the beautiful example of butterflies.” There are variations on this particular paradigm: the cop character can be a neo-con businessman by day who dresses up as an Afro bishop by night, the schoolmaster can be a transsexual from Cadiz who saves a lovable infant from the lustful clutches of the parish priest. The model is well known and in a catatonic state.

It should be stressed, however, that precisely because the history of the Spanish novel is so tiresome, Spanish writers have lately been specialising in the foreign novel and are currently turning out ever-better examples of foreign literature. Which has quite turned the tables on the English writers, who are now doing perfect imitations of English novels written by Spaniards.

Hailing a young master
We could go on and on in this vein, but as you’ve guessed by now, all the above is a hoax. A MacGuffin. An artful subterfuge to keep the reader’s attention with cheap tricks in order to get to the serious part of this article, which is actually a paean to a writer I consider the most outstanding of the up-and-coming novelists (though I have only just realised it). I’m talking about Patricio Pron, whose El comienzo de la primavera (The Beginning of Spring) is a masterpiece. I used a clumsy artifice to extol this dense and perfect novel because I didn’t want to ruin the reading of it for you and I think it could be best summed up as a German novel in the noblest sense. Which, in the Spanish tradition, makes it a hapax.

If I now add that Pron is on a par with the best of Sebald and the first Handke, if I say he’s on a first-name basis with Bernhard or surpasses Jelinek, you won’t believe me, hence the facetious tone of this article: mere cowardice on my part. An excellent sweetener, however, seeing as the story Pron tells is awesome, a highly-wrought plot in which an investigator stalks the elusive figure of a philosopher, a disciple of Heidegger’s, halfway across Germany, till the pursuit of the man becomes the pursuit of the concept itself, and we imperceptibly slide from emotion to reflection on that fragile substance that allows us to believe we are something that others can ever actually know. In the end, however, we’re just an old photograph nobody remembers anymore. There is no greater pleasure than hailing a young master and saying, "Bravo! Now it’s our turn to learn from you." And the second-greatest pleasure is learning from young people. ( Fonte: " El Pais" - presseurop.eu)