Imparare Che l’Inglese… Non E’ una Lingua Facile

Pubblicato il da camy

“L’inglese ha poche regole.” Spesso ho sentito quest’affermazione da persone impegnate a

imparare l’inglese. “Prendi l’italiano o il francese: hanno molte più regole!” Da dove proviene l’idea dell’inglese come lingua “facile”? Corrisponde al vero o è una urban legend?

Credo che alla base del misunderstanding riguardo alla presunta “semplicità” dell’inglese risiede forse il fatto che la lingua di Elisabetta II ha un sistema flessivo ridotto, una peculiarità che viene confusa con una maggiore facilità in generale. Gli aggettivi inglesi, per esempio, sono invariabili: nice (“carino/a/i/e”) rimane inalterato davanti a man, girl, child o people, mentre in italiano la desinenza dell’aggettivo viene modificata a seconda del genere e numero del sostantivo al quale esso si riferisce. La coniugazione dei verbi inglesi è sicuramente mille volte più facile da memorizzare: finished è il passato del verbo to finish (“terminare”) e rimane invariato per tutte le persone, mentre in italiano si ha: “terminav-o”, “terminav-i”,ecc.

Il sistema flessivo dell’inglese non è sempre stato così “scarno”. Analogamente al latino, nell’Old Englishesistevano i casi: nominativo, accusativo, dativo erano presenti nell’inglese antico così come lo sono ai giorni nostri nel tedesco. Oggi, tranne l’eccezione del genitivo sassone (Mike’s dad, “il papà di Mike”), di essi non abbiamo più traccia.

La progressiva erosione del sistema flessivo è stata inversamente proporzionale all’importanza dell’ordine delle parole nella frase. Se in italiano possiamo mettere il soggetto un po’ dove ci pare, l’inglese, nelle frasi affermative segue quasi sempre l’ordine soggetto-verbo.

Legato alla riduzione del sistema flessivo è il fenomeno della cosiddetta conversion, il passaggio di una parola da una categoria grammaticale a un’altra. La parola down (“giù”), che in origine era soltanto una preposizione, viene usata ormai anche come verbo. Nell’inglese da pub, essenziale da conoscere se volete immergervi al cento per cento nella cultura britannica, to down significa “tracannare”: “Come on! Down it in one” (“Forza! Bevila alla goccia”).

Altro tratto distintivo dell’inglese è la corrispondenza pressoché nulla tra pronuncia e grafia. Per esempio, la “o” viene letta come:

/ɔː/ in store;

/tɒp/: in top

oppure:

/ʌ/ in dove;

Le radici delle differenze affondano le radici nel periodo Middle English e nella difficoltà di amalgamare in un sistema unico di corrispondenza tra spelling e pronuncia due componenti così diverse come quelle germanica e francese.

A questo fattore deve essere sommato il complesso di inferiorità nei confronti della classicità, che ha portato nel Cinquecento, in pieno Rinascimento, a maggiori complicazioni della grafia. Un caso evidente è quello di debt (“debito”): nonostante già dal XIV secolo la “b” non fosse pronunciata – non lo è tuttora – essa è stata tuttavia aggiunta nella grafia della parola, in ossequio al latino debitum.

Passiamo all’analisi del lessico. L’Oxford English Dictionary, il monumentale dizionario della lingua inglese al quale decine di persone hanno lavorato in un arco di tempo di quasi 50 anni per farlo uscire nel 1928, contiene più di 600.000 parole: il dato mi sembra già sufficientemente imponente per essere in contrasto con l’idea di una lingua “facile”.

Il francese, oltre al latino e al greco, hanno arricchito la base di parole di origine germanica, dando vita a una serie di doublets, ovvero sinonimi di origine diversa, come: liberty /freedom (“libertà”) e infant/child (“bambino”). Normalmente, il termine anglosassone è considerato meno formale di quello francese o latino. Per questo motivo, un italiano, uno spagnolo o un francese che usano la parola a loro più familiare commence anziché begin (“incominciare”) dà a un interlocutore anglofono un’impressione immediata – poi spesso puntualmente smentita – di grande padronanza della lingua.

La ricchezza del vocabolario inglese è inoltre dovuta all’espansione del British Empire e dei suoi scambi economici e commerciali, iniziata nel Cinquecento, secolo che segna l’inizio del Modern English. Venendo a contatto con le lingue delle colonie, l’Inghilterra e la lingua inglese si aprono al mondo. Nel vocabolario entrano parole come mogul (“magnate”, dall’India), taboo (dalla Polinesia), kangaroo (dall’Australia), esempi di un processo che è ancora in corso…

Insomma, sembra che l’inglese non sia così facile come la leggenda metropolitana sembrava sostenere… E voi che cosa ne pensate? Bye!

Di Dany Leo

http://www.comeimpararelinglese.com/imparare-che-linglese-non-e-una-lingua-facile/

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